Coming Up – Suede

Anno 1996, l’anno della maggior età, l’anno della voglia di spaccare il mondo e l’anno in cui uscì uno dei dischi che più di tutti mi hanno condizionato l’esistenza.


Il 2 settembre 1996, gli Suede, per la prima volta senza Bernand Butler, uscirono con il loro terzo album dal titolo Coming Up su Nude Records. Ancora dovevo digerire la ciccata di Dog Man Star – sebbene We’re the Pigs e Heroine li ritengo ancora oggi due grandi singoli – e ancora dovevo accantonare l’odio verso Butler.
Non ritenevo che ci fossero le condizioni per mettere sul piatto un prodotto d’alto impatto; considerazione nata anche dal fatto che, nel giro di un biennio, il mondo ‘alternative’ made in UK di successi ne aveva inanellati parecchi.
Comprai il disco, anzi il CD, lo ascoltai la prima volta e una folgore mi colpì. Fin dall’inizio si percepiva che Coming Up era qualcosa di fuori dal normale. Fin dall’attacco di Trash, una di quelle canzoni che fanno epoca da sole, si percepiva che l’album avrebbe segnato il territorio con pieno diritto.

Trash appunto. La perfetta canzone BritPop e la perfetta canzone Suede. Elegante, piacevole, diretta, vagamente provocante. Semplicemente un inno. Con un inizio del genere cos’altro avrebbe potuto andare male? Nulla! Beutiful Ones è il classico pezzo da radio, gli Suede ne hanno sempre piazzato uno in tutti i loro dischi. Ascoltata e riascoltata e ascoltata ancora e mai mi è passato dalla mente che quella canzone sarebbe stata una delle mie preferite di tutto il decennio nineties. Ancora oggi mi capita di cantarla quando sono sotto la doccia o quando sono nella sala d’aspetto del dentista.
Gli Suede 2.0 piazzarono ben cinque singoli in classifica segno di aver brillantemente superato lo scoglio più grosso: quello di essere arrivati vicino allo scioglimento ma di aver tenuto duro.
Brett Anderson chiamò al suo fianco Richard Oakes alla chitarra che fu capace di sostituire benissimo Butler mentre, l’ingresso di Neil Codling alle tastiere, chiuse il cerchio dando alla band nuova linfa musicale.

All’epoca era bello sentirsi contro tutto quello che era successo nel decennio prima. Sentirsi parte dei nineties era anche essere lontani dalla mentalità un po’ troppo yuppies dei ragazzi degli ’80. Gli Suede questo aspetto lo rappresentavano molto bene, soprattutto in questo disco. Saturday Night era l’identificativo del nuovo corso della vita, era la nuova generazione che avanzava.

Amici lettori, chi ha vissuto quel periodo capirà che nelle mie parole si cela – neanche tanto – tutta la gioia di aver toccato con mano quel momento. Suede, quello del 1993, fu un grande album, probabilmente quello che diede il via a tutto il sistema insieme a The Stone Roses, ma questo è un vero e proprio capolavoro che mi è entrato dentro talmente tanto da provocarmi emozioni ogni volta che entra nel lettore CD.

Game, set, match!

Voto: 10 lode con bacio accademico

Tracklist:

  1. Trash
  2. Filmstar
  3. Lazy
  4. By the Sea
  5. She
  6. Beautiful Ones
  7. Starcrazy
  8. Picnic by the Motorway
  9. The Chemistry Between us
  10. Saturday Night

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