Souvlaki – Slowdive

L’improbabile e impari corsa contro il tempo, per di più già passato, alla (ri)scoperta di album che hanno rivoluzionato un genere, un decennio o un’intera generazione mi porta a Reading, Regno Unito.

Siamo all’inizio degli anni ’90, per la precisione nel 1993. Slowdive, nome ispirato dal singolo omonimo di Siouxsie and the Banshees, è una band di Reading formatasi nel 1989 per volere di Neil Halstead, Rachel Goswell, Christian Savill, Adrian Sell, poi sostituito da Neil Carter a sua volta sostituito da Simon Scott, e Nick Chaplin, fin dagli esordi i cinque cercano di sperimentare una musica propria fatta di un particolare intreccio di chitarre, uso dei feedback e delle distorsioni che viaggiano sulla base di una sezione ritmica piuttosto minimalista – Siuoxsie docet.

Nel 1990 arrivano alla corte di Mr. Alan McGee che li scrittura per la sua Creation. La band fa il suo esordio commerciale con l’EP Slowdive e mette in mostra il proprio tema narrativa fatto da lunghe cavalcate sinfoniche ricche di distorsioni e intrecci vocali. Dopo alcuni cambi di formazione e la pubblicazione di altri EP la band, nel 1991, fa il suo esordio ufficiale con un LP intitolato Just For a Day. Arriviamo così al 1993, anno di pubblicazione del secondo album da studio della band: Souvlaki.

Il titolo dell’album già dà la dimensione di quale sarà il gusto di questo LP – il souvlaki è un succulento piatto della tradizione greca – che si apre con la bellissima “Alison”, una ballata che ti trascina in un vortice emozionale grazie al suo particolare shoegaze sound che non disprezza influenze pop (dream), vagamente eighties, e un bel po’ di sano rock. Impossibile non innamorarsi di questo disco perché i prossimi 40 minuti saranno un vero e proprio viaggio attraverso le sensazioni e le emozioni che l’uomo elabora in base alla propria esperienza e alla propria storia. Sensazioni e emozioni ispirate, non imposte, da brani come: “40 Days”, “Sing” o la bellissima “When The Sun Hits” che, con il suo tocco noise, riesce a dare una dimensione dentro una dimensione. Rachel Goswell ha una voce paradisiaca che trova un perfetto equilibrio sia in solo, vedi “Machine Gun”, sia in coppia con quella più cupa di Neil Halstead.

Qualcuno ha definito questo album: “un viaggio oltre la vita” e probabilmente non ha sbagliato di molto. Il viaggio è interiore, personale, riflessivo e particolarmente toccante. Il disco, avvalendosi anche della collaborazione di un mostro sacro come Brian Enoi cui crediti compaiono nel singolo “Sing” – tocca le corde del sentimento come non molti altri album shoegaze fanno. La tracklist sembra studiata apposta per essere la colonna sonora di un viaggio dentro di noi alla scoperta di quello che sentiamo dentro e vediamo fuori.

Chiudiamo gli occhi e lasciamoci guidare allora… e quando l’acustica sublime di “Dagger” ci dirà che il piatto è finito, proveremo piacere e, forse, vedremo il mondo in maniera differente.

Voto: ***** /5

Tracklist:

  1. Alison 
  2. Machine Gun
  3. 40 Days
  4. Sing
  5. Here She Comes 
  6. Souvlaki Space Station
  7. When the Sun Hits
  8. Altogether
  9. Melon Yellow
  10. Dagger

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