The Who @ Woodstock ’69

Nel 1969, la band di Pete Townshend, Roger Daltrey, Keith Moon e John Entwistle era già un’istituzione. Figuratevi proporla sul palco di Woodstock. Fu così che la band inglese arrivò negli Stati Uniti d’America, dove era già popolarissima dopo la pubblicazione di My Generation, con il successo certo dell’opera Tommy.

Inizialmente avrebbero dovuto suonare come penultima band del 16 agosto, prima dei Jefferson Airplane, ma tra un’imprevisto e l’altro finirono il loro show alle 5 del mattino proprio mentre il sole cominciò ad illuminare le centinaia di migliaia di teste, per lo più addormentate, del pubblico del festival. Chi non vorrebbe svegliarsi con “See Me, Feel Me” suonata con lunghissimi feedback da un ipnotico, o ipnotizzato, Townshend? Probabilmente proprio Townshend che, a Woodstock, proprio non ci voleva andare! La session degli Who si consumò come gran parte del tour di accompagnamento di Tommy. A completare la set list canzoni classiche come “I Can’t Explain”, “My Generation”, “Heaven And Hell”, “Naked Eye” e una bellissima cover di “Summertime Blues”, all’epoca parecchio usata dalla band nelle esibizioni dal vivo.

Tuttavia parlare di un concerto degli Who, soprattutto di quel periodo, senza citare un fatto strano è praticamente impossibile. Non fu da meno Woodstock.

Infatti il primo inghippo fu legato al compenso. Fanculo la pace l’amore e la non violenza, noi siamo inglesi e suoniamo (bene) solo per soldi e alla fine i soldi arrivarono. Guardate che non fu ipocrisia o presupponenza perché la stessa storia la fecero gli hippies Grateful Dead e anche loro, per esibirsi presero un sacco di dollari.
L’altro fatto è una grottesca scena andata in onda dopo l’esecuzione di “Pinball Wizard”. Pete Townshend, mentre stava accordando la sua Gibson, venne avvicinato da un certo Abbie Hoffman che gli rubò il microfono per esprimere tutta la sua solidarietà a John Sinclair, lo stesso a cui Lennon dedicò una canzone, che da poco era stato condannato a nove anni di galera per possesso di marijuana. Niente di male fino a qui, peccato che all’epoca Pete non fosse proprio uno di quelli ‘buoni’ e così, vedendosi usurpato del suo spazio, brandì la sua chitarra a mo’ di bastone e cacciò Hoffman al grido di “fuck off my fucking stage.”

Incazzato come pochi Townshend dimenticò per la seconda volta lo spirito Peace and Love di Woodstock e, ripreso il microfono, disse a tutti i presenti: “the next fuckin’ person that walks across the stage is gonna get fuckin’ killed! You can laugh, I mean it.”
Ancora oggi il chitarrista della band non è propriamente tenero con il festival; Townshend ha più volte ribadito che Woodstock è stata: “Un’esperienza orribile. Un evento disgustoso, meschino, ipocrita e commerciale”
Cosa dire: Cool Britannia at Woodstock! e pensare che Keith Moon non si prodigò…

Dopo di loro, degli assonatissimi Jefferson Airplane salirono sul palco proprio mentre Paul Kantner stava mangiando un piatto di formaggio camembert; giustificò il suo ritardo asserendo che quello fosse un dono di una popolazione aliena giunta sulla Terra proprio mentre gli Who stavano suonando. Era strafatto di LSD così come era imbottita un’irriconoscibile Grace Slick che sul palco di Woodstock presentò la band biascicando cose strane ma cantando, come sempre, bene. In ultimo, l’overtime della band inglese, adirò non poco Sly Stone che sostenne che in seguito che i Jefferson Airplane suonarono ‘di merda’ per via del fatto che gli inglesi catturarono tutte le vibrazioni positive presenti nell’aria.
Meno male che dopo arrivò Jimi Hendrix che di fronte a pochissimi irriducibili disse: “Potete andare se volete. Io sto per improvvisare.” Quelli che rimasero poterono viaggiare nel tempo anche senza LSD perché il chitarrista portò la musica avanti di dieci anni.

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