Quattro chiacchiere con gli Osaka Flu

Lunedì 9 Dicembre è uscito il loro ultimo singolo “Nella Mia Ora di Libertà” cover del brano di Fabrizio De André. Oggi, nell’attesa dell’uscita del loro nuovo album, abbiamo fatto quattro chiacchiere con gli Osaka Flu che ci hanno raccontato del loro progetto artistico, del loro impegno sociale, della loro voglia di rimanere indipendenti e della loro musica.

Ecco a voi l’intervista:

D: Ciao ragazzi. “L’Italia è fuori dai mondiali” ha messo in luce che oggi è ancora possibile fare della musica “impegnata”. Il disco scopre le magagne di una società scarica, spoglia di ideali e in preda al populismo mediatico che si nutre della paura degli italiani. Quanto secondo voi è importante fare musica socialmente impegnata oggi nel nostro Paese?
R: “Ciao a tutti, questa è una bella domanda per cominciare. Iniziamo raccontando che i nostri genitori erano tutti sessantottini e ci facevano ascoltare De André, Guccini, Gaetano e Dalla. Capirete presto perché questo atteggiamento moderno di non esporsi mai e non parlare dei problemi della società, ci fa molto arrabbiare. Non si può parlare solamente di amore, di nonni morti e sbornie, cioè, ci vogliono anche questi argomenti, ma abbiamo dei problemi quotidiani e noi li mettiamo in musica. Ci danno dei vecchi, ci danno dei fuori moda? No, siamo solamente incazzati neri (credo che si noti).”

D: Il 9 dicembre è uscito il vostro ultimo singolo che è una riproposizione della celebre canzone “Nella Mia Ora di Libertà” di Fabrizio De André canzone tratta da “Storia di un Impiegato”. Come vi è venuta l’idea di reinterpretare questo brano?
R: Qualche anno fa girammo un video nel carcere di Arezzo e promettemmo di suonare di fronte ai detenuti una sorta di storia musicata, nella quale tutti i brani avevano come filo conduttore la musica, la società e la prigione. C’era anche un attore che recitava una piccola parte prima di ogni brano e raccontava questa storia, fu una giornata veramente pesante a livello emotivo. Ecco tutta questa epistola per dire che l’ultimo di questi brani e quello che chiudeva il cerchio, era “Nella Mia Ora Di Libertà”

D: “Nella mia ora di libertà” rappresenta forse il culmine della metamorfosi del protagonista del concept. Dal pensiero individualista al concetto di lotta di classe. Concetto che Faber elaborò per quegli anni. Quanto tutto questo è applicabile oggi?
R: Abbiamo rifatto “Nella mia ora di libertà” perché speriamo che finisca nel comodino di qualche giovincello. Un disco come storia di un impiegato al giorno d’oggi è una palla mortale e pure poco capibile, per la maggior parte della gente. Per fortuna che c’è qualche vecchio sdentato come noi che quel disco ce l’ha sopra il mobile del salotto e li rimarrà per sempre.

D: Parliamo un po’ di voi. Sulla scena dal 2010, tre album di successo, una menzione particolare come miglior band emergente su Fred Perry Subculture, innumerevoli citazioni radiofoniche e tanto altro ancora.
Una bella soddisfazione no?

R: Sì, un sacco di belle soddisfazioni, noi abbiamo iniziato questo cammino insieme proprio per questo e non per fare tanti soldi o tanto successo. Però siamo tutti d’accordo nel pensare che la nostra storia è solamente all’inizio, ancora abbiamo tanto da dire e da percuotere ancora molte corde e pelli insieme.

D: Nonostante tutto avete però deciso di rimanere nel mondo indie. Scelta che personalmente condivido ma non credete che questo possa un po’ penalizzarvi dal punto di vista commerciale?
R: Sì, ne siamo a conoscenza. Però noi non abbiamo fretta di arrivare da qualche parte in particolare, quindi crediamo che in autonomia. Sì facciano le scelte migliori e che la nostra fan base, che cresce lentamente ma costantemente, non ci abbandonerà mai finché noi saremo veri e non ci faremo comprare da alcune scelte commerciali. Per adesso è così, soli contro tutti, ma a grillo ritto.

D: Qualcuno vi ha catalogato come una indie punk band. Cosa vuol dire essere punk o fare musica punk oggi?
R: “Cosa vuol dire essere punk” è da sempre la domanda che non trova una sola risposta. Per noi il punk è dire cosa ti passa per la testa, senza farsi molti problemi, vuol dire non fermarsi alle apparenze, ma cercare sempre il contenuto del pacco, fregandosene del fiocchetto che l’avvolge. Non abbiamo mai avuto creste o giubbotti strappati sui nostri palchi, ma dall’inizio della nostra carriera ci hanno sempre etichettati come punk, forse perché siamo noi stessi sempre e comunque. Nel bere o nel male 😛

D: Tuttavia mi sembra di carpire che nel vostro background ci sono altre influenze abbastanza evidenti nel vostro secondo album “Km 183”. Ci raccontate quali sono?
R: Veniamo da ascolti molto diversi e proprio per questo la nostra musica è un grande mix. Per esempio esempio Michele viene dal Rockabilly, Francesco viene dal Punk e Daniele dal Folk. Comunque i Clash ci mettono tutti d’accordo e proprio questi ultimi li ritroviamo molto sui nostri dischi. KM183 è un disco particolare per noi perché circa metà, venne composto ed arrangiato su testi inglesi. Poi dopo la virata poco prima dell’uscita del disco ed eccovi la risposta ad un lavoro molto strano su tutti i livelli.

D: Si parla di un album in arrivo prossimamente. Senza troppo svelare i segreti ci potete dire qualcosa in proposito?
R: 7 canzoni e 7 cover, tanto ormai lo abbiamo detto a tutti sui social. Abbiamo lavorato tutti i pezzi partendo dal presupposto che se cercavamo di imitare le originali, avremmo perduto clamorosamente, a parte su
una canzone che abbiamo tirato a rifarla meglio dell’originale, senza stravolgere nulla. Le altre sono tutte pazzie partorite dalla nostra testa bacata.

D: Quali saranno i progetti futuri degli Osaka Flu?
R: Disco Nuovo, Disco Nuovo e Disco Nuovo. Nel frattempo finiamo le date invernali e ci aspetta un mini tour estivo, ma proprio mini perché abbiamo da lavorare al Disco Nuovo 😉

Grazie, ragazzi!


“Nella mia ora di libertà” è stata prodotta dagli Osaka Flu e registrata al Rooftop (Studio Arezzo). Mix di Marco Romanelli e Arturo Magnanensi, master di Gianni Versari. Hanno suonato: Daniele Peruzzi (voce e chitarra), Francesco Peruzzi (basso, cori), Michele Casini (batteria, cori).

Special thanks to Osaka Flu e Marta Scaccabarozzi 19 Media Agency

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