The Warriors – Il fascino di una notte lunga quarant'anni

I Guerrieri della Notte è un film del 1979 diretto da Walter Hill che racconta la storia dei “Warriors” una gang di Coney Island, Brooklyn, che “sale” al Bronx per assistere al raduno voluto da Cyrus, il leader dei Riffs.

The Warriors, tratto dall’omonimo libro di Sol Yurick del 1965, è un visionario action-movie che racconta la New York sporca e trasandata degli anni Settanta, attingendo spunti da altri generi che hanno fatto grande la cinematografia americana come il western e il musical. Il film uscì nelle sale americane il 9 febbraio 1979 ma non venne accolto con favore dalla critica che lo considerò troppo violento e fine a se stesso. Al botteghino invece le cose andarono meglio e il film balzò in pochi giorni in testa alla classifica dei più visti in America.

Cyrus è il capo della più grande e potente gang di New York e il suo sogno è quello di mettere in scacco i poliziotti – nel doppiaggio verranno definiti “elemetti” – per ottenere il controllo totale della città. Tuttavia Cyrus viene assassinato da Luther, leader dei Rouges, che però riesce a far incolpare i Warriors del misfatto. Da quel momento in poi tutte le gang di New York inizieranno una spietata caccia che durerà tutta la notte.

Come ho anticipato prima la genesi del film risale al 1965 quando Sol Yurick pubblicò il romanzo “The Warriors”, a sua volta ispirato all’Anabasi di Senofonte, che narrava il drammatico viaggio di ritorno di una band di Coney Island, The Dominators, incolpati di aver ucciso il capo dei capi di tutte le gang di New York. Un ritorno alla stregua dei soldati di Senofonte che pagarono un prezzo altissimo la loro volontà di tornare a casa. Concepito per essere la nemesi di West Side Story, The Warriors, metteva da parte tutti gli intenti di pace interrazziale per evidenziare invece il primordiale istinto di sopravvivenza dell’uomo. Il libro fu il primo ad aprire una finestra sulla realtà dei fatti a proposito delle bande dei ghetti del Bronx o dell’allora poco sicura Brooklyn fino a immortalare il coprifuoco che vigeva su Manhattan per tentare di far fronte all’ondata di violenza che imperversava.

Fu il produttore Lawrence Gordon a scoprire il libro in una piccola libreria di Brooklyn. Lo lesse con così tanto ardore da rimanerne entusiasta e, nel 1969, ne acquisì i diritti per un’eventuale trasposizione cinematografica. Fu in quel momento che Gordon propose al regista Walter Hill e allo sceneggiatore David Shaber di realizzare una stesura di massima del soggetto. Hill rimase parzialmente impressionato tuttavia immaginò il film come una vera e propria descrizione di un microcosmo – quello delle gang – che aveva ragione di esistere per tutta una serie di elementi che “alle persone normali” parevano incomprensibili. Fu per questo motivo che Hill spinse molto sulla westernizzazione della trama e delle scene proprio per mettere in luce i tratti più nascosti della sottocultura.

Le riprese furono una vera e propria odissea. Le scene vennero girate sulle strade di New York durante la notte con un cast di attori giovani, quasi tutti alla prima esperienza che spesso dovevano recitare al fianco di veri e propri teppisti, voluti dalla produzione per dare un senso di realtà che ancora oggi impressiona. Questa formula innovativa portò Hill a pensare che il film non potesse fallire. Nel 1977 la Paramount decise di finanziare il progetto con 5.000.000 di dollari, un budget irrisorio, a patto che Hill girasse tutte le scene in tempi brevi per evitare che il film potesse cozzare con altre produzioni dello stesso genere come The Wanderers o Over The Edge. Firmato il contratto Hill diede il via al casting che si rivelò difficile in quanto il film prevedeva scene al limite della sopportazione fisica visto che erano previste corse per tutta la notte, lotta corpo a corpo e così via. Il tutto da ripetersi ogni notte nell’afa insopportabile di New York.

I protagonisti principali della sceneggiatura sono Swan (Michael Beck) diventato capo guerra dopo la morte di Cleon (Dorsey Wright), linciato dai Riffs al Bronx, e Ajax (James Remar) il “guerriero” più ribelle e impulsivo che pagherà caro il suo carattere; due personaggi che rappresentano l’antitesi del pensiero umano la razionalità e l’irrazionalità. Nell’idea originale, anche Fox (Thomas G. Waites) e Mercy (Deborah Van Valkenburgh) avrebbero dovuto avere un ruolo più importante nella sceneggiatura, tuttavia i continui scontri tra Waites e Hill portarono il regista a decidere di cambiare la sceneggiatura in corso d’opera per far morire Fox nella scena della stazione della 96esima. Anche il ruolo di Mercy cambiò, infatti non potendo più fuggire con Fox come recitava la sceneggiatura originale, si preferì affiancarla a Swan. Una parte venne offerta al famoso attore Tony Danza ma poi il ruolo di Vermin fu assegnato Terry Michos. Il ruolo di Cowboy, venne offerto anche a Robert De Niro ma l’attore rifiutò.

Hill promise alla troupe sangue e fatica e tutto si concretizzò in brevissimo tempo. Le estenuanti riprese notturne sfiancarono letteralmente gli attori che non avevano abbastanza tempo per recuperare le ore di sonno perse. Proprio le fatiche degli attori rappresenteranno quel valore aggiunto che dà al film un traccia di autenticità che va a contrastare le evidenti lacune di produzione dovute alla scarsità del budget. Leggenda narra che Hill non accettasse nessun tipo di lamentela per ottenere la rabbia degli attori e immortalarla sulla pellicola. Le riprese furono comunque un vero e proprio inferno. New York nel 1979 non era quella città che oggi conosciamo; le gang esistevano davvero e non tutte erano così favorevoli alla sceneggiatura. Così la produzione intuì che buona parte del budget sarebbe andato in fumo per pagare la protezione del set che venne garantita da una vera e propria gang, i Mongrels, per la modica cifra di 500$ al giorno. La scelta venne dettata dal fatto che molti mezzi, usati per il trasporto dei materiali di scena, vennero sabotati, se non addirittura bruciati mentre gli attori vennero addirittura minacciati di morte dagli Homicides, la gang che dettava legge a Coney Island.

Un altro dato interessante è la continua metamorfosi della sceneggiatura che variava a seconda delle esigenze del momento. Abbiamo già parlato di come venne eliminato il problema Waiters, tuttavia anche Swan avrebbe dovuto subire un triste destino che però non si concretizzò come non si concretizzò la carneficina di Guerrieri inizialmente prevista nello scontro con le Lizzies. Le scene di lotta furono così cruente da provocare molti infortuni come nel caso della lotta tra Swan e il membro dei Baseball Furies che uscì dalla scena con due costole rotte. Stessa sorte toccò a Deborah Van Valkenburgh che finì al pronto soccorso con un polso fratturato, poi coperto con l’escamotage del giubbotto rubato.

Al netto di tutto, il ritorno dei Warriors a Coney Island la mattina dopo il raduno è accolto ancora oggi come l’arrivo della nave in porto da chiunque guardi il film.
Sebbene il carico di violenza sia deprecabile è impossibile non tifare per i Guerrieri che trovano sulla loro strada ogni ostacolo che si interpone tra loro e la riuscita del loro viaggio. Il film mette in luce una storia scomoda che affonda le radici nella sottocultura popolare cresciuta nella totale mancanza di punti di riferimento certi. All’epoca dei fatti il Bronx, Brooklyn e il Queens non erano certo quartieri facili: mancavano scuole, centri di aggregazione e centri sportivi che permettessero ai ragazzi di deviare il corso della loro vita verso ambienti più sani. Hill immortala meglio di tanti altri questo aspetto nella scena della metropolitana quando i Warriors, sudati, stanchi e sporchi, si ritrovano nello stesso vagone con dei viziati figli dell’alta borghesia che altro non sanno fare che guardarli dalla testa ai piedi esprimendo disprezzo senza nemmeno cercare di capire quale fossero le reali condizioni di vita. Un po’ quello che fece la società dell’epoca.

Al netto di errori e imprecisioni The Warriors è il film che parla della notte più lunga ed affascinante della storia del cinema, un cinema realista e dannatamente sincopato che non dà spazio all’immaginazione, ancora oggi che sono passati più di quarant’anni dalla sua uscita.

Particolare segnalazione va a Dolly Bomba la DJ che non si mostra mai ma che chiama alla guerra le bande della città al suono, tipicamente anni Settanta, di una colonna sonora da urlo. Lo farà fintanto che non cambierà idea sui Guerrieri tanto da dedicargli la bellissima “In The City” scritta da Joe Walsh, canzone che celebrerà la vittoria finale della caparbietà e dell’orgoglio dei membri della gang.

2 risposte a "The Warriors – Il fascino di una notte lunga quarant'anni"

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