#StoryTellers: Ska-Punk e le storie dei giovani arrabbiati

In occasione del 41esimo anniversario della pubblicazione di “Specials” e “One Step Beyond”, due album considerati pietra miliare della scena ska(punk), pubblico questo post che, in realtà, avrebbe dovuto essere un capitolo di quello che ormai ho chiamato “Il libro che non uscirà mai”.
Spero vi piaccia. Buona lettura.

“Dimenticate il punk. Dimenticate i nuovi Mods che camminano al ritmo di My Generation. Nell’Inghilterra del 1980 la parola d’ordine è ska![1]

Con queste parole David Fricke salutava, sulle pagine di Rolling Stone, l’affermazione del nuovo genere musicale nato a cavallo tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Lo Ska (o British-Ska o Ska-Punk) era un revival dello ska “Rude Boy” di origine giamaicana che riscosse molto successo negli anni Sessanta. Partito da Coventry, città dove la presenza di immigrati caraibici era molto forte, il genere si espanse in tutta l’Inghilterra grazie alle sue sonorità e al suo indissolubile legame con la sottocultura hard mod prima e skinhead dopo. Nel corso degli anni la musica ska iniziò a recepire i profondi cambiamenti sociali che stavano attraversando il Regno Unito e così iniziò una profonda trasformazione che portò all’affermazione del genere ska-punk.

Coventry era considerata la capitale inglese dell’industria automobilistica e, al pari della sua sorella americana Detroit, negli anni della crisi dell’industria diventò il centro di una profonda crisi che portò disoccupazione e tensioni sociali e razziali. La conseguente affermazione della destra razzista e xenofoba e il progressivo avvicinamento del movimento skinhead a quell’ambiente politico non giocarono certo a favore della scena. Per non scomparire, molte band Ska, capirono che serviva una svolta radicale e così, al posto del giocoso linguaggio delle canzoni degli anni Sessanta che raccontava delle difficoltà di essere un immigrato, cominciò ad insinuarsi la rabbia del punk e un’intensità lirica che si focalizzava più su tematiche delicate come l’odio razziale e la situazione sociale. Uno dei primi a capirlo fu Jerry Dammers.

Nato in India e poi trasferitosi a Coventry, in gioventù diventò un mod. Questa scelta gli permise di conoscere la musica dei Rude Boy che diventò la sua preferita. Preoccupato della deriva xenofoba dell’ambiente musicale, Dammers decise di dare un segnale forte fondando i The Specials, una delle prime band multirazziali del Regno Unito. Grazie al successo del singolo “Gangster”, i The Specials diventarono un punto di riferimento della scena Ska-Punk non solo a Coventry ma in tutta l’Inghilterra, fu in quel preciso momento che a Dammers venne l’idea di fondare un’etichetta discografica specializzata nella promozione della musica ska.

La 2 Tone Records nacque nel 1979 segnando una svolta nel mondo discografico indie. A differenza di altre case di produzione che si basavano sull’esclusiva sulle band e sui singoli, la 2 Tone privilegiava una politica più aperta che permetteva ai suoi membri di poter pubblicare singoli anche con altre realtà. Inoltre il lancio dell’inconfondibile grafica, studiata da John “Teflon” Sims che creò il famoso Walt Jabsco, l’omino con il completo nero e i calzini bianchi, contribuì allo sviluppo in maniera repentina. Il bi-color non fu casuale dato che rappresentava l’unità razziale; in breve tempo l’immagine diventò molto popolare e identificativa tanto da attirare nomi del calibro di Elvis Costello, Rhoda Dakar e i The Selecter.

I The Specials furono i primi ad unire il divertente spirito danzereccio del reggae e del rocksteady a tematiche estremamente drammatiche come le privazioni economiche dovute alla scellerata politica liberale del governo di Margaret Thatcher e alle profonde ferite inferte alla democrazia dai movimenti dell’estrema destra. Proprio grazie al successo di “Gangster” e della mitica “A Message To You, Rudy” la band trovò il coraggio di pubblicare “Specials” (1979) dove si ironizzava sul tentativo di sminuire gli ideali rivoluzionari dei giovani di quel periodo.

Purtroppo il regno dei The Specials nello Ska durò ben poco a causa di mille dissapori interni; prima della loro separazione la band riuscì a pubblicare un altro singolo dal forte impatto intitolato “Ghost Town”. Il brano venne pubblicato nel 1981 proprio mentre a Brixton, a Liverpool e a Manchester, infuriavano le rivolte dei ghetti. Il brano, che parla di un’Inghilterra profondamente divisa dove per le vie delle città si respira odio e sete di vendetta, cattura in pieno l’atmosfera che si viveva in quel particolare momento storico. Con la fine dell’avventura nei The Special, Jerry Dammers, si impegnò nell’attivismo politico in favore dell’abolizione dell’apartheid, altro nefasto lascito dell’Impero britannico in tutto il mondo.

Trenta miglia più a ovest di Coventry c’è Birmingham, città di un milione di abitanti, molti dei quali figli di immigrati provenienti dalle ex-colonie del Commonwealth. Con la sua fitta rete di canali, Birmingham diventò nel periodo della Rivoluzione Industriale la capitale britannica delle officine. Da qui partì la prima ferrovia che collegava la città al resto della nazione, Londra compresa. Durante la Seconda Guerra Mondiale il centro cittadino venne costantemente martoriato dai bombardamenti tedeschi che distrussero buona parte del tessuto economico della città. Esaurita la spinta della ricostruzione, negli anni Settanta la città venne interessata dalla profonda recessione in cui cadde l’Inghilterra. Le tensioni salirono alle stelle, amplificate da un problema, apparentemente di secondo piano, molto complesso: l’urbanistica. Durante gli anni della ricostruzione il tessuto urbano venne stravolto con la creazione di quartieri, quasi sempre periferici, destinati agli operai, che in città erano quasi tutti di origine caraibica. L’isolamento creò la ghettizzazione di intere comunità che diventarono facile bersaglio delle proteste.

In questo precario equilibrio sociale trovò spazio il progetto di Dave Wakeling e Ranking Roger che prese il nome di The Beat.

A differenza di altre realtà Ska, la band si contraddistinse per l’uso deciso delle chitarre che producevano un suono power-pop, mentre le voci di Wakeling e Roger dipingevano un primordiale stile rap, con ampi riflessi dance, mai sentito prima.

La band esordì discograficamente nel 1979 con “Just Can’t Stop It” dov’era contenuto il singolo “Stand Down Margaret” che prendeva in giro la figura autoritaria della Lady di Ferro. Il successo fu enorme e la fama della band arrivò fino agli Stati Uniti d’America. Tuttavia i The Beat risentirono della velocità con cui le cose cambiavano e si trovò davanti ad un bivio: continuare a produrre della buona musica Ska oppure deviare sul pop; visto il successo discografico del genere la band si piegò al volere e cambiò il proprio volto.

L’influenza dell’etichetta 2 Tone arrivò fino in quel di Camden Town, già culla del punk londinese, dove una band formata da sei elementi, cominciò a farsi conoscere grazie ad alcune esibizioni live al Dublin Castle. Si chiavano Madness e si formarono a Londra, nel 1979 con l’arrivo di Graham McPherson, alias Suggs, nel ruolo di cantante e frontman. Il nome della band venne preso da un singolo di Prince Buster, storica voce dello ska/rocksteady giamaicano, figura di riferimento per i membri della band. A differenza dei The Specials e dei The Beat, la band non era multirazziale e diventò la prima nel movimento ska di quel tipo; un’altra caratteristica particolare dei Madness fu quella di non volere a tutti i costi essere garante della tradizione ska lasciandosi influenzare da alti suoni e stili.

Il primo singolo di successo fu “The Prince” che valse ai Madness l’apparizione a Top Of The Pops, tuttavia fu il successivo “One Step Beyond” a catapultarli nel panorama in grande stile. Il singolo, prodotto da Clive Langer e Alan Winstanley, è una perfetta combinazione di musica ska con la ruvida spontaneità della band, capace di trasformarsi in “bad elements” da bancone del pub a improbabili esploratori di antichi reperti egizi del video di “Night Boat To Cairo”. Niente e nessuno fu mai come i Madness anche perché l’origine caucasica dei membri della band destò sempre interesse negli ambienti della destra inglese. I sei faticarono molto a scrollarsi di dosso l’etichetta di band destrofila, tuttavia gli eventi precipitarono quando andarono in tournee con i The Specials.

Durante uno show i loro fans, skinheads del National Front, insultarono pesantemente i membri di colore dell’altra band scatenando una rissa tra il pubblico. L’evento minò l’ambiente ska e dimostrò quanto fosse sul filo del rasoio la situazione nel Regno Unito. Successivamente i Madness cercarono di diventare meno irriverenti nei comportamenti ma il loro nome rimase per tanto tempo legato a quella vicinanza scomoda.

Il movimento ska-punk continuò a fiorire in quegli anni producendo centinaia di album e singoli, quasi tutti legato all’etichetta di Drammers. Tra i cavalli di battaglia della casa discografica c’erano anche i The Selecter, band multirazziale fortemente legata alle tematiche politiche e al multiculturalismo. La band fu l’unica del panorama inglese ad avere una donna alla voce principale: Pauline Black e diventò famosa perché ai The Specials mancava un b-side da abbinare a “Gangster”. Fu così che una vecchia registrazione casalinga del chitarrista Noel Davies insieme a John Bradbury diede vita a “The Selecter”, canzone che arrivò al sesto posto della classifica inglese. Proprio Davies pensò di sfruttare il momento e di fondare una band che aveva lo stesso nome.

Nell’agosto del 1979 i The Selecter pubblicarono qualcosa come tre singoli “Three Minute Hero”, “The Wisper” e “Missing Word” dando prova della loro potenzialità. Successivamente arrivò anche il primo album che vinse subito il disco d’oro; la band lo intitolò “Too Much Pressure”. La tracklist era composta da ben cinque cover tutte ri-arrangiate in versione ska. L’anno successivo, siamo nel 1981, la band si cimentò con maggior impegno nella denuncia sociale con “Celebrate the Bullet” che però non raggiunse il successo sperato per i motivi di cui abbiamo accennato prima.

Somatizzato il primo periodo di sbilanciamento dovuto all’elezione della Thatcher, i giovani inglesi cominciarono a disinteressarsi dell’impegno sociale prediligendo altre tipologie di musica come la new-wave e il post-punk, anticamera del successivo successo della new romantic, musica totalmente scollegata da ogni realtà socio-politica. A tenere alto l’onore rimase così solo il punk, che però mutò la sua forma proprio per le influenze esterne.    


[1] “Forget about punk. Forget about the new Mods marching to the beat of ‘My Generation.’ In the England of 1980, ska is the word.” – David Fricke, Rolling Stone Magazine (23 Marzo 1980)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: