A Clockwork Punk

Nei primi anni Settanta, l’uscita di Arancia Meccanica, diede una visione molto anarchica del futuro ammaliando un’intera generazione di teenagers britannici.

Influenzò anche il punk?

Stanley Kubrick, nel film, volle dare un profondo segno di rottura con il passato e pensò di farlo anche attraverso la musica. In primi “smontando” letteralmente una canzone: “Singin’ In The Rain”. Non lo fece cambiando il testo o parafrasandolo ma legando il brano ad una delle scene più violente di tutto il film: quella in cui Alex e i suoi Drughi mettono in scena la “visita a sorpresa”. La danza macabra di Alex mentre lega e poi violenta la donna, cozza con l’immagine lieve di Gene Kelly nell’omonimo film del 1952. Insomma, uno shock!
Grazie al successo del film, soprattutto tra i giovani, “Singin’ In The Rain” diventò l’inno degli scontenti tanto da rappresentare la nemesi di un altro brano di successo, quello dei The New Seekers “I’d Like to Teach the World to Sing” – diventato poi jingle della Coca-Cola – una canzone che invece rappresentava il completamento del percorso di rielaborazione della vita iniziato con lo sviluppo del pensiero hippie: pace, amore e condivisione degli ideali. Vi starete chiedendo come mai non accenno a Beethoven? Tranquilli ci arriveremo.

Kubrick non era nuovo all’uso di canzoni particolari in contesti differenti da quelli naturali. Nel “Dottor Stranamore” (1964) aveva sfruttato la popolarità della cantante Vera Lynn, nota per le sue canzoni “stempera tensioni” in tempo di guerra, per rappresentare il momento di massima escalation della minaccia nucleare; niente di paragonabile però con la scena in cui Alex si macchia del pestaggio cantando come Gene Kelly. Tuttavia, se per un attimo ci allontaniamo dallo stereotipo creato dalla censura e trascendiamo dalla violenza delle immagini, potremmo interpretare la scelta come un’anticipazione del futuro, cioè quello che sarebbe successo con “God Save The Queen” dei Sex Pistols per esempio, o come la grottesca scena del film Jubilee di Derek Jarman, in cui l’icona punk Jordan marcia sul palco cantando “Rule Britannia” nei panni della distopica dominatrice Amyl Nitrate.

è il caso di dire che Kubrick anticipò il punk? Non lo so, però ci andò molto vicino già quattro anni prima, cioè quando A Clockwork Orange era “solo” un romanzo di Anthony Burgess.

Nel 1968, quando uscì “2001: Odissea Nello Spazio” si era nel pieno del positivismo in cui tutto sembrava più vicino – spazio compreso – mentre le rivolte nelle università parevano innescare dei cambiamenti se non addirittura delle rivoluzioni. Il progresso tecnologico andava di pari passo con l’aspettativa di vita e non erano in molti quelli che si preoccupavano delle conseguenze dell’ingresso delle macchine nella nostra vita. Hal 9000, che imparò a cantare anche lui, non mancò mai di mostrare il suo lato più oscuro cercando di interrompere il cammino verso il progresso dell’uomo. Altro segnale di rottura; altro momento di puro punk. Peccato che molti long-hair non lo capirono perché troppo assuefatti dagli acidi e troppo in trip davanti a quelle spettacolari scenografie.

Non fu la stessa cosa per Arancia Meccanica che di hippie ne attirò ben pochi. In compenso attirò l’attenzione dei molti disoccupati e dei loro figli, quelli cresciuti nella rabbia contro le istituzioni e le tradizioni. La visione di un futuro non futuro del film attirò l’attenzione dei giovani britannici che si resero conto che quelle scene sembravano consumarsi nel loro presente. Secondo il giornalista Tony Parsons “Arancia Meccanica penetrò sotto la pelle dei giovani come nessun altro film riuscì a fare nella storia d’Inghilterra. Tutto perché era più di un film, era la legittimazione di uno stile di vita.” Ci vedete delle analogie con il punk? Ovviamente sì, però per noi – questo va detto – è facile confermarlo dato che abbiamo la possibilità di confrontare le due cose a distanza di tempo.

Nel romanzo di Burgess già si poteva respirare il clima di anarchia che negli anni Cinquanta aveva invaso la mente dei giovani britannici. Dopo la fine della guerra le divisioni tra ricchi e poveri si fecero più marcate tanto da far nascere delle vere e proprie sottoculture. La violenza era una valvola di sfogo e i media nazionali non lesinavano di ricordarlo asserendo che il rock ‘n roll era la causa di tutto. Quella musica aveva plagiato i Teddy Boys, colpevoli di aver dato vita ai terribili scontri razziali del 1958 durante il Notting Hill Carnival. Peccato che dietro a quegli scontri ci fosse molto di più di una “semplice” canzone rock ‘n roll. Ovviamente quegli incidenti segnarono i Teds così come tutte le altre sottoculture; ne sanno qualcosa i Mods, gli Skinheads e successivamente, guarda caso, i Punk.
Jon Savage una volta disse: “Gli anni Settanta erano un periodo difficile in cui potevi uscire da un concerto di Carole King e James Taylor con dei borghesotti benpensanti e subito dopo imbatterti un una band di skin che stavano “ripulendo” un individuo solo perché aveva i capelli lunghi e giocava a fare l’hippie.”
Arancia Meccanica non fece altro che mettere in evidenza queste divergenze culturali amplificandole – questo è vero – ma con il solo scopo di ottenere un risultato: mettere a nudo la cruda realtà.

Ci trovate qualcosa di punk? Io sì.

Milena Canonero, la costumista del film, non fece altro che prendere spunto dalle sottoculture per far sì che Alex e tutti gli altri personaggi del film, anche quelli minori, fossero la perfetta rappresentazione della realtà. I boots e le bretelle dei Drughi erano il marchi di fabbrica degli Skinheads, gente di periferia appartenenti alla working class che rivendicavano la propria identità anche con la violenza, mentre la bombetta era la perfetta immagine del gentlemen inglese, quello che usciva tutti i giorni per raggiungere il suo ufficio nel centro di Londra; un altro che abusava della violenza, sebbene non alzasse mai le mani contro il prossimo. Molti ragazzi lo capirono e iniziarono a “vestirsi” da Drugo. Persino David Bowie, stanco di essere il colorato e positivo Ziggy Stardust, si lasciò influenzare da Alexander Delarge nella sua metamorfosi in Aladdin Sane protagonista del misterioso Diamond Dogs. “Devi cercare di uccidere gli anziani” disse una volta il Duca Bianco. No, nessun incitamento allo sterminio, quello che Bowie intendeva era che serviva una spaccatura con il passato, sviluppare un nuovo modo di parlare, di trasmettere informazioni ai giovani. Cose che tra l’altro sono sempre state fatte da quando esiste l’uomo. Arancia Meccanica era il mondo in cui Aladdin Sane viveva e non era per niente colorato come aveva detto Ziggy Stardust.

Bowie non fu l’unico glam-rocker influenzato da Alex; a metà degli anni Settanta il gruppo pre-punk Heavy Metal Kids decise di chiamarsi così dopo aver letto il romanzo di Burgess. Non fecero successo ma i membri dei Clash, dei Sex Pistols e di altre celeberrime band punk assistettero ai loro concerti e rimasero affascinati da Arancia Meccanica.
Paul Cook, batterista dei Sex Pistols, confessò di avere letto solo due libri nella sua vita: la biografia dei gemelli Kray e A Clockwork Orange. Leggenda narra – ma io ci credo poco – che Malcolm McLaren cercò di contattare Kubrick per realizzare un film sui Sex Pistols ma il regista rispose: “Non serve. Ho già fatto Arancia Meccanica”. A Ipswich, capoluogo della contea di Suffolk, nel 1975 nacquero i The Adicts e nel 1981 i membri adottarono in pianta stabile l’immagine dei Drughi durante le esibizioni dal vivo. Nell’East End londinese i Cock Sparrer, capostipiti del genere street punk, fecero il loro esordio nel 1982 con il brano intitolato “Droogs Don’t Run”. Persino i Ramones presero spunto da Arancia Meccanica per l’art-work del loro album Too Tough to Die. Nel 1985, i mancuniani The Fall, chiusero il loro celeberrimo album This Nation’s Saving Grace con una canzone intitolata “To Nk Roachment: Yarbles” dove “Yarbles” in lingua Nadsat significa “Stronzate”.

Il post-modernismo preservò Alex e Arancia Meccanica dallo sparire nel marasma generale di quegli anni. Grazie alla passione per la musica classica, sebbene intrisa di elettronica, di Alex oggi ci ricordiamo ancora di lui così come ci ricordiamo dei Sex Pistols che si ispiravano al garage rock degli anni Sessanta. Provate ad immaginare un Alex appassionato dei Kinks o degli Who invece che di Beethoven. Che ricordo avrebbe lasciato al punk, al post-punk e tutti i suoi derivati o addirittura al britpop (pensiamo a “The Universal” dei Blur)?
Nessuno!
Sarebbe passato come l’ennesimo monumento da museo appartenuto ad un’epoca passata. Allo stesso modo Beethoven, uomo di punta della musica classica, diventa così l’icona dell’anti-rock suggerendo che nel futuro non ci sarà più posto per i virtuosismi di Ritchie Blackmore ma solo per il rapido e martellante ritmo del primordiale sound garage; una “Nona” insomma. Non è punk aggirarsi per un mega store che espone in prima fila capolavori come Atom Heart Mother o qualsiasi disco dei Beatles e chiedere se è arrivato un disco di musica classica?

Direi di sì, se per punk intendiamo il vero significato della parola: cioè rottura.

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