Il post-punk al femminile (Prima Parte)

Il punk ruppe gli schemi aprendo le porte al DIY e di questo fatto ne giovò in primis la musica – pensiamo solo alla successiva scena indie – e le donne che, dopo aver ricoperto per lo più ruoli di interprete, presero in mano le redini diventando elemento importante nello sviluppo del genere.

Tuttavia c’è un aspetto più sociale dietro al successo del post-punk al femminile che va oltre alla bravura artistica. A ognuna di queste eroine va riconosciuto l’elogio di aver continuato, anche in maniera recondita, l’opera complessa di emancipazione delle donne non solo nel mondo artistico.

Siouxsie Sioux

Che io abbia un debole per Susan Ballion, in arte Siouxsie Sioux, non è certo un mistero. Tuttavia l’oggettività mi porta a pensare che lei sia stata quella che ha cambiato davvero le carte in tavola. Certo, prima di lei ci fu Patti Smith, ma dall’altra parte del mondo. Di qua dall’Atlantico, Siouxsie ruppe più di uno schema fin dal giorno in cui si presentò sul palco del 100 Club al finaco dei The Clash e dei Sex Pistols.

Il punto di svolta fu “Hong Kong Garden” del 1978. Quando uscì il singolo molti giornalisti, fino a quel momento impermeabili, si accorsero che anche le donne erano in grado di fare dell’ottima musica che contenesse anche un messaggio. Negli anni successivi, Siouxsie, diventò anche un’icona di stile.

Nina Hagen

Nina Hagen, ebbe il grande pregio di unire il teatro d’improvvisazione al punk, un genere musicale che si basava molto sul situazionismo. Catharina, questo è il suo vero nome, nacque a Berlino Est dove si formò culturalmente grazie a sua madre, famosa attrice. Nel 1976 migrò nella Germania Federale, ad Amburgo, dove venne a contatto con le prime realtà underground. In Germania il punk era veramente un ambiente in costante evoluzione e Nina si rese conto di essere libera di esprimersi senza pregiudizi e senza restrizioni. Debuttò nel 1978 in “TV-Glotzer”, un’opera punk dove interpretò una sua versione di “White Punks on Dope” dei The Tubes.

Diversa da qualsiasi altra, Nina non riscosse mai il suo giusto compenso commerciale, tuttavia la sua personalità e la sua vocalità diventarono fonte di ispirazione per molte giovani donne che si presentavano al cospetto del mondo musicale.

Lene Lovich

Quando nel 1979 uscì “Lucky Number” tutti si accorsero di questa bimba prodigio, ormi cresciuta, che all’età di 13 anni incontrò il chitarrista Les Chappell dando vita a quella che sarà una delle collaborazioni più importanti della scena post-punk e new-wave. Lene portò in scena le sue molteplici anime che si formarono durante la sua adolescenza quando studiò teatro, danza e mimo.

La sua forte personalità la portò ad abbracciare l’animo più dark del movimento, questo le valse l’ingresso nella scena darkwave con profonde derivazioni horror. Ennesimo misunderstanding dimostrato dal fatto che Stateless è in realtà un album che sprofonda negli abissi dei sentimenti senza rinunciare al proprio sex appel e al suo lato più dolce.

Patricia Morrison

Ex membro della punk band The Bags, Patricia Morrison è ricordata per essere la bassista dei The Sisters Of Mercy. Proprio durante la sua collaborazione con Andrew Eldritch, diventò una vera e propria icona dark. Infatti durante gli shooting promozionali, assumeva sempre di più l’immagine della pin-up gotica con tanto di eyliner pesante, labbra rosso fuoco e abiti fetish. Questo allontanò un po’ Patricia dalla sua vera missione: quella di suonare il basso con estrema bravura.

Lasciati i The Sisters Of Mercy per divergenze economiche, Patricia nel 1994 pubblicò un fantastico album intitolato Reflect on This capace di mettere in luce la sua bravura anche nel ruolo di cantante allontanando un po’ l’immagine precedentemente creata attorno a lei.

Lisa Gerrard

Lisa Gerrard from Melbourne (Australia) si formò grazie alla scena cittadina denominata Little Band scene; un vero e proprio laboratorio post-punk. L’esperienza contribuì al successivo successo dei Dead Can Dance, una delle band più influenti del movimento. Il resto è background personale dell’artista nata e cresciuta in un quartiere multiculturale e multirazziale, e forte della sua voce particolare tra il contralto e il mezzo soprano.

Capostipite della scena darkwave australiana, Lisa inventò uno stile tutto suo fatto di canzoni metà in inglese e metà in una lingua inventata di sana pianta. Accanto ai sintetizzatori il suo yangqin (strumento cinese) ha scritto un pezzo importante della storia del movimento post-punk.

Gudrun Gut

Pioniera della musica elettronica tedesca, Gudrun Gut fu membro attivo della scena post punk della Germania Ovest proprio nel momento di maggior splendore per il genere.

Cresciuta nelle immense pianure della Lüneburger Heide – particolare brughiera che circonda la città di Amburgo – Gudrun ha saputo trasformare il suo genio con il suono del sintetizzatore in un’ipotetico parallelismo tra l’ispirazione romantica della campagna e il freddo ambiente post-industriale della grande città. Con le Malaria!, prima band al femminile della scena tedesca, Gudrun ha stoccato fendenti profondi che rimarranno nella storia.

Lydia Lunch

Poetessa, compositrice, leader della scena femminista di New York, Lydia riuscì a coniugare le sue liriche e il suo impegno con la musica grazie all’incontro con il sassofonista James Chance. Insieme fonderanno i Teenage Jesus and the Jerks, una della band più innovativa della scena americana.

I suoi testi provocatori, carichi di ribellione e cattiveria, permisero alla band di sfondare nella scena underground e di mantenere un profilo anti-commerciale che è valsa la collaborazione con un’infinità di etichette indipendenti. Ritenuta una della figure fondamentali della scena post-punk degli anni ’90, Lydia ha collaborato nella stesura di “Death Valley ’69” dei Sonic Youth, definita una delle “50 canzoni più cattive” di sempre.

Linder Sterling

Se Morrissey ha espresso al meglio il fascino decadente della Manchester degli anni ’80, non lo deve certo ai Joy Division ma ad una band chiamata Ludus, capitanata da Linder Sterling. Cantante, performer ma soprattutto femminista, Linder sprigionava idee innovative facendosi ispirare dal jazz, dall’avanguardia e anche dal punk.

La band esordì nel 1978 e il successivo live al The Factory impressionò positivamente la stampa di settore. Linder Sterling fu la prima donna a fotografare la realtà dei fatti e raccontarla senza fronzoli e soprattutto senza peli sulla lingua. Cose che molti suoi colleghi uomini non fece mai.


To be continued…

11 risposte a "Il post-punk al femminile (Prima Parte)"

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  1. Nina Hagen … un mito! La sua teatralità ha potuto esprimere anche nei film, ricordo bene “7 Zwerge – Männer allein im Wald”, una parodia della favola di Biancaneve e i sette nani. Grandiosa Nina nel ruolo della matrigna-strega cattiva, tra l’altro, sua figlia Cosma nel ruolo di Biancaneve.

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