Venticinque anni fa andava in scena la Rule Britannia

Sono passati venticinque anni da quella sera del 19 febbraio tuttavia quell’immagine è ancora viva nei nostri pensieri. Durante l’esibizione “messianica” di “Earth Song” di Michael Jackson ai Brit Awards, un uomo smilzo e alto, sale sul palco eludendo la security. Sembra uno dei tanti figuranti impegnati nella coreografia invece è Jarvis Cocker, il cantante dei Pulp. Raggiunto indisturbato il centro del palco, Cocker, con estrema naturalezza, si volta per mostrare alla telecamera della BBC il suo culo. Quell’azione gli costò una notte in una stazione di polizia ma sancì anche il trionfo della Cool Britannia.

Più iconica della guerra Oasis vs Blur, la scena rimarrà nella memoria collettiva come il letto motorizzato di “Alright” dei Supergrass e la visita di Noel Gallagher al Numero 10 di Dowing Street a salutare il neo inquilino Tony Blair.

Successivamente Cocker disse che quella fu ribellione contro l’atteggiamento dello stesso Jackson che sembrava rappresentarsi come una sorta di divinità. In realtà quella fu anche una forte presa di posizione nei confronti dell’industria discografica mainstream che permetteva a personaggi come Jackson, dotati di fondi illimitati, di avere campo libero in ogni situazione.

La mattina dopo Jackson dichiarò il suo disgusto nei confronti del gesto di Cocker e, forte della sua onnipotenza, denunciò pubblicamente il gesto come lesivo nei confronti dei minori che avevano assistito alla scena in diretta. Fu David Bowie a scendere in campo in difesa del leader dei Pulp; il Duca Bianco mostrò infatti un video da lui registrato dove si vedeva chiaramente che nessuno dei minori presenti sul palco erano stati “a contatto” con Cocker. Il tam-tam mediatico che seguì il caso fu enorme e a farne le spese fu proprio Jarvis che, nonostante tutto, si mostrò introspettivo e debole nel gestire una notorietà arrivata all’improvviso come un’onda impazzita.

Probabilmente il Regno Unito avrebbe trionfato comunque in quell’edizione dei Brit Awards e non solo musicalmente. Bowie ricevette il premio alla carriera dalle mani di Tony Blair, il primo ministro laburista tornato ad occupare la seconda poltrona più importante dopo anni di dominio conservatore. Il partito della Thatcher e di Major, che basò parte della sua politica sul modello raeganiano, fu il principale responsabile della grave situazione sociale del Regno Unito. Stan Collymore e Robbie Fowler, le due punte della nazionale dei Tre Leoni che quell’anno avrebbe giocato l’Europeo proprio in Inghilterra, erano seduti in prima fila, così come attori e comici di primo piano della risorta industria cinematografica britannica. Gli Oasis vennero premiati da un’icona UK come Pete Townshend. Dopo aver ricevuto il premio Noel Gallagher disse: “Ci sono sette persone in questa sala che stanno dando una speranza a tutto il Regno Unito.” quelle sette persone erano Noel, Liam, Guigs, Bonehead, Alan White, Alan McGee e Tony Blair.

Quando un azzimato Michael Hutchence chiamò ancora gli Oasis per consegnare loro il premio come “miglior band” si sentì dire da che: “Nessun artista sul viale del tramonto avrebbe dovuto presentare degli emergenti [vincenti]”. Il cantante degli INXS si vendicò nel singolo “Elegantly Wasted” cantando ripetutamente “Io sono meglio degli Oasis”. Purtroppo morì un anno e mezzo dopo suicida.

Tuttavia, il giorno dopo, sulle prime pagine dei tabloid inglesi si leggeva solo il nome di Jarvis Cocker. Il team di legali al seguito di Jackson denunciò l’artista per presunte violenze sui minori e la polizia lo costrinse a passare una notte in galera. NME mise subito in commercio delle T-Shirt con scritto “Jarvis Cocker is Innocent”. Candida Doyle e Steve Mackey fecero quadrato attorno al loro leader dando prova di grande lealtà e soprattutto oggettività. Il video diffuso da Bowie scagionò Cocker da ogni accusa e le denunce caddero nel vuoto.

Qualcuno, ancora oggi asserisce che quello fu l’inizio della fine per i Pulp e per il movimento, io non ne sono così convinto. Quello, nel bene o nel male, fu un giorno memorabile che sancì la vittoria dell’orgoglio britannico.

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