Il postpunk al femminile (Seconda Parte)

Continuiamo il viaggio alla (ri)scoperta delle donne che hanno lasciato il segno all’interno del movimento.

Jayne Casey

Già dai tempi dei Big In Japan, Jayne Casey dimostrò di non essere la semplice cantante di un supergruppo. Sebbene la sua voce fosse un po’ acerba, la cantante mostrò carisma da vendere soprattutto perché ebbe il coraggio di presentarsi in scena con i capelli rasati, il trucco pesante e con eccentrici abbigliamenti spesso contornati di accessori assurdi.

Nel 1978 quando i Big In Japan si sciolsero, Jayne non si perse d’animo e, dopo aver incontrato il polistrumentista Nicky Hillon, decise di lanciarsi in una nuova avventura che prese il nome di Pink Military Stand Alone, presto e bene abbreviato in Pink Military. L’esordio arriva nel 1979 con la pubblicazione dell’EP Buddha Waking Disney Sleeping, nel disco è contenuta una canzone, “Degenerated Man”, scritta proprio da Jayne che dimostrava tutto il suo potenziale.

Nel 1980 uscì Do Animals Believe in God? il primo – e unico – album della band. Ovviamente, sull’onda del successo di Siouxsie and the Banshees, anche la band di Jayne venne inserita nel filone post-punk dai risvolti dark tuttavia, nonostante siano innegabili le influenze con i The Banshees, Jayne riuscì a inserire elementi come il cabaret di Kurt Weil ed Edith Piaf con il decadentismo e la tecnica “spoken words” alla mo’ di Lou Reed. Se a questi ci aggiungiamo il dub, il pop un po’ sguaiato e gli arrangiamenti di Hillon otteniamo un album fuori da ogni schema e decisamente bello.

I testi delle canzoni, scritti da Jayne, sono perfetti per tematiche di alienazione, solitudine e difficoltà nei rapporti sentimentali e si incastrano perfettamente nell’universo umano del post-punk.

Danielle Dax

Danielle Dax esordì sul palco del Royal Albert Hall di Londra alla veneranda età di 12 anni cantando nell’opera Noye’s Fludde di Benjamin Britten. In quell’occasione mise in mostra tutta la sua bravura che, negli anni successivi, le avrebbe permesso di diventare un’autentica icona del movimento post-punk.

Polistrumentista oltre che influencer ante-litteram, Danielle iniziò la sua carriera solista agli inizi degli anni Ottanta. Fu però con la pubblicazione di Jesus Egg That Wept (1984) che si fece conoscere al grande pubblico. Seguirono altri album in collaborazione con David Knight che riscossero un discreto successo.

Dal fascino prorompente, Danielle, riuscì nell’intento di mischiare la sua bellezza naturale – in età giovanile era stata anche modella – alle caratteristiche “sceniche” del movimento. Proprio questo binomio le permise di creare un personaggio nuovo capace di coniugare il dark, tanto amato dalle ragazze, al fascino candido della gioventù più amato dal resto della scena.

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