Bryn, il cane poliziotto che salvò il Torquay

Nonostante avesse passato la maggior parte della stagione nei bassifondi della classifica, il Torquay United arrivò a giocarsi la salvezza all’ultima giornata. Era il 9 Maggio 1987, e il Plainmoor, lo stadio della cittadina del Devon, era esaurito in ogni ordine di posto. In campo la squadra dei Gulls – Gabbiani – si giocava la permanenza in 4th Division contro la formazione del Crewe Alexandra. Alla squadra di casa servivano punti per raggiungere la salvezza; una salvezza che non voleva solo dire la permanenza in una lega professionistica ma anche preservarsi da una probabile estinzione.

Vediamo perché.

Torquay è una piccola cittadina del Devon famosa nel XIX secolo per essere una località balneare piuttosto frequentata e rinomata soprattutto dagli ufficiali della marina britannica e dalle loro famiglie. Agli inizi del nuovo secolo venne addirittura paragonata a Monte Carlo proprio per la conformazione della costa, per il clima mite, stranamente di stampo mediterraneo, e per i suoi hotel di lusso. Poi il tonfo, causato dalla speculazione edilizia e dalla crisi economica che investì l’Inghilterra negli anni ’70. Agli inizi degli anni ’80 ai cittadini di Torquay non rimaneva molto se non la squadra di calcio che militava in quarta divisione ma che ogni sabato era seguitissima.

Quell’anno però le cose erano andate meno bene del solito e lo spettro della Conference era un problema anche perché, l’eventuale retrocessione, avrebbe significato la rescissione del contratto della maggior parte dei giocatori e un futuro non proprio roseo per il club. Si arrivò così all’ultima gara con le gambe e la testa al Plainmoor e l’orecchio al Vetch Field dove l’altra squadra in bilico, il Lincoln City, si giocava la salvezza contro lo Swansea.

Cyril Knowles, il manager dei Gulls, sapeva che quel match era molto di più di una partita di calcio soprattutto dopo aver visto i suoi subire due gol nei primi minuti di gioco – uno dei due gol venne realizzato da David Platt. Il pubblico, assiepato dietro le transenne, cominciò a rumoreggiare e a manifestare il proprio disappunto nei confronti della squadra così, Knowles, tentò di correre ai ripari motivando i suoi di, almeno, tirare fuori gli attributi: battuti ma non sconfitti, se non per l’orgoglio dei giocatori almeno per quello dei tifosi.

La strigliata dell’allenatore sortì effetti appena dopo l’intervallo cioè quando Jim McNichol su calcio di punizione accorciò le distanze ridando speranza ai padroni di casa. Intanto dal Galles arrivarono buone notizie, lo Swansea conduceva saldamente il match per 2-0. Il risultato però non bastava al Torquay che aveva bisogno di un punto per raggiungere l’obbiettivo. Il gol però non arrivava, mentre le azioni del Crewe, si facevano sempre più pericolose.

Al 90′ però le speranze dei Gulls sembrarono spegnersi per sempre. Tuttavia, a volte, il calcio è in grado di scrivere storie incredibili e questa è una di quelle volte. L’arbitro del match concesse 2′ di recupero e così la squadra di casa di riversò tutta all’attacco. Dopo un lancio in profondità un difensore del Crewe spedì la palla in fallo laterale. McNichol, nel tentativo di recuperare velocemente la palla per la rimessa in gioco, si avvicinò troppo ad un cane poliziotto; quest’ultimo, già stressato dal rumore della folla, reagì mordendo il giocatore alla coscia.

Il terzino destro, si accasciò a terra e ci rimase per 5′, inducendo così l’arbitro a prolungare il tempo di recupero. Fu lì che successe il “miracolo”. Un pasticcio difensivo del Crewe favorì Paul Dobson che segnò la rete del 2-2. Il Torquay si salvò per la differenza reti mentre il Lincoln City finì in Conference per colpa di un cane di nome Bryn, “colpevole” solo di aver fatto il suo dovere: quello di difendere il suo territorio.

Mentre i suoi compagni di squadra festeggiavano il risultato ottenuto, McNichol venne portato all’ospedale dove gli vennero applicati diciassette punti di sutura. Ancora oggi porta il segno di quel giorno con una grossa cicatrice. Due giorni dopo, un giornale locale, organizzò l’incontro tra il giocatore e Bryn. Dopo le foto di rito, McNichol dichiarò di non nutrire nessun rancore per il cane, d’altronde tutti e due stavano facendo il loro lavoro.

Questa è una storia che ha più di trent’anni ma dimostra ancora di più quanto fosse romantico il football “dei poveri”. Quel giorno, Jim McNichol, Paul Dobson e il cane poliziotto Bryn salvarono ben più di una squadra dalla retrocessione; salvarono l’orgoglio di un’intera città.

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