Il giorno in cui i Troubles entrarono nel calcio.

Il 28 agosto del 1979 John Hardy stava bevendo il tè nella sala di casa sua a New Lodge, Belfast quando venne raggiunto da un proiettile che gli perforò il petto uccidendolo davanti ai suoi sei figli.

L’unica “colpa” di Hardy era quella di essere cattolico e di esserlo il giorno dopo che l’IRA assassinò Lord Mountbatten, cugino della Regina Elisabetta, nell’esplosione del suo peschereccio “Mullaghmore”, nella contea di Sligo. Con lui morirono anche altre tre persone: Lady Brabourne, Nicholas Knatchbull (di anni 14), nipote di Mountbatten, e Paul Maxwell, un membro dell’equipaggio di quindici anni.

New Lodge, per chi non è del luogo, è un quartiere di Belfast che negli anni ’70 è stato teatro di violenti scontri tra i repubblicani, che rappresentavano la maggioranza della popolazione, e i lealisti che popolavano i quartieri circostanti.

Quella sera stessa, a Dundalk nella Repubblica d’Irlanda, si sarebbe giocata la partita di Coppa dei Campioni tra la squadra di casa e il Linfield. Nessuno, nella sede della UEFA, immaginò che quello sarebbe diventato il giorno in cui i Troubles entrarono nel mondo del calcio.

Prima della partita, in una nota ufficiale, il Linfield FC invitò i tifosi a “comportarsi dignitosamente” all’appello fece eco l’allora giocatore-manager dei Blues Roy Coyle che invitò tutti a mantenere la calma. Per non incorrere in problematiche di ordine pubblico, Coyle, pretese anche di trasferire la squadra a Dundalk durante la notte con adeguata scorta delle forze dell’ordine irlandesi. Nonostante questo all’arrivo trovarono centinaia di tifosi della squadra di casa ad attenderli.

Nel pomeriggio successivo la situazione precipitò e per le strade di Dundalk si scatenò l’inferno. I quasi 3.000 tifosi più lealisti d’Irlanda si scontrarono più volte con i tanti agenti della Garda Siochána arruolati per l’occasione. Gli scontri si protessero fino al calcio d’inizio e, purtroppo, anche oltre.

In quegli anni, Oriel Park era un vecchio stadio dove non esistevano recinzioni e barriere divisorie; era un gioco da ragazzi quindi “invadere” gli altri settori e creare scompiglio tra i tifosi. L’obbiettivo di quelli del Linfield quella sera sembrò essere quello di conquistare l’unico pennone presente allo stadio su cui sventolava il tricolore della Repubblica d’Irlanda per sostituirla con una bandiera inglese. Impossibilitati dalle cariche della polizia, centinaia di hooligans dei Blues salirono sul tetto dello stadio e iniziarono un fitto bombardamento con bottiglie e altri oggetti contundenti. La sorpresa dei giocatori del Dundalk fu enorme quando si trovarono davanti scene di guerra mentre gli spogliatoi diventarono un’infermeria da campo.

La partita, tra un’interruzione e l’altra, una di queste costò al capitano del Linfield Terry Hayes una sassata in testa, arrivò alla fine del primo tempo sul risultato di 0-0. Agli inizi della ripresa la squadra ospite andò in vantaggio con l’ala Warren Feeney e ovviamente questo scatenò un ennesimo pandemonio che sfociò nell’ennesima invasione di campo che costò l’interruzione della gara da parte dell’arbitro. Persino i giocatori del Linfield stesso invitarono i loro tifosi alla calma dato che la squadra nordirlandese sembrasse dominare il match. Tuttavia all’80’ un colpo di testa di Liam Devine ristabilì la parità. Risultato che non cambiò più fino alla fine.

Quando l’arbitro inglese fischiò la fine della partita tutti i giocatori volarono letteralmente negli spogliatoi mentre sugli spalti ripresero gli scontri. L’intervento della polizia in assetto anti-sommossa costrinse i 3.000 hooligans del Linfield ad indietreggiare verso il parcheggio dove erano in attesa i pullman che li avrebbero riaccompagnati a Belfast. Li trovarono però devastati dalle incursioni dei tifosi di casa tra cui si infiltrarono anche membri dell’IRA armati di pistole e bombe molotov. Dopo la partita, Mick Lawlor, capitano del Dundalk, dichiarò alla stampa che quella fu “la più spaventosa esperienza da quando sono nel mondo dello sport”.

Il cronista Phillip Greene commentò così i fatti in diretta: “Qua ci sono 3.000 bestie selvagge a cui non importa nulla del calcio. Il loro unico scopo è la violenza, danneggiare qualsiasi cosa e agire in modo disumano. Non c’è altro modo di definire quello che è successo se non come “la notte della vergogna!”
Quella sera era presenta anche l’osservatore della UEFA Leo Callaghan che fece rapporto. L’inchiesta aperta stabilì la limitata responsabilità del Dundalk che venne multato di 3.000 franchi svizzeri – l’equivalente di 900£ dell’epoca. Ovviamente la maggior parte delle responsabilità ricaddero sul Linfield che fu obbligato a risarcire tutti i danni procurati all’impianto di gioco e alle case circostanti danneggiate dalla furia dei tifosi. Inoltre la UEFA intimò al Linfield di trovare un luogo sicuro per la partita di ritorno mettendo il veto su tutti gli stadi britannici e irlandesi.

Il 5 settembre 1979, LinfieldDundalk si giocò ad Amsterdam a casa del HFC Haarlem. La UEFA diede il suo benestare solamente dopo che il Linfield dichiarò di farsi carico delle spese della trasferta anche per la squadra avversaria. La lontananza dall’Isola di Smeraldo permise di dimenticare, per qualche momento, le tensione legate ai Troubles e la partita si svolse regolarmente e terminò con la vittoria del Dundalk per 2-0 grazie alla doppietta di Cathal Muckian.


Questi erano i fatti che si consumarono prima di quel preliminare di Coppa dei Campioni del 1979-80, tuttavia, per capire bene il contesto è necessario fare un piccolo cenno storico. Dundalk è una città che dista solo 5km dal confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Ulster ed è il capoluogo della contea di Louth, ovvero dell’ultimo baluardo che nel ‘600 si oppose all’invasione di Oliver Cromwell.

Per questo e tanti altri motivi, la contea venne considerata “pericolosa” dalle autorità britanniche a causa del forte sentimento nazionalista della gente fin da quando, nel 1921, venne istituito lo Stato Libero D’Irlanda. A causa della firma del trattato, che obbligava i cittadini irlandesi a giurare fedeltà al Re d’Inghilterra, l’opinione pubblica repubblicana si divise tra i favorevoli al trattato e i contrari; molti di questi erano proprio i cittadini della contea di Louth che continuarono a combattere per un’Irlanda libera e unita. è facile pensare che negli anni ’70 in quei luoghi si sviluppò una certa simpatia per l’IRA.

Il Linfield è invece la squadra della zona più lealista di Belfast: Sandy Row. Lì, anni fa la vecchia scritta “You are Now Entering Loyalist Sandy Row”, venne addirittura sostituita da un murales raffigurante Guglielmo III d’Orange, vincitore della battaglia di Boyne.

Il Linfield è la squadra che fino agli anni ’80 ha applicato la più settaria delle regole non scritte legate al mondo del calcio: nessun calciatore di diversa appartenenza politica da quella del club poteva essere tesserato imitando così i “cugini di Glasgow”, sponda Rangers ovviamente. Il Linfield è la squadra, sarebbe meglio dire i suoi “tifosi”, che nel 1949 segnò la fine della storia del Belfast Celtic, orgoglio cattolico della capitale nord irlandese. Ogni volta che il Linfield andava a Derry (o Londonderry) scatenava un putiferio almeno fino a che il Derry City non decise di emigrare nel campionato della Repubblica d’Irlanda.

Nel perimetro di Sandy Row, dove c’è il Windsor Park, gli accordi del Venerdì Santo sono come il fumo negli occhi. Oggi, per fortuna, un po’ meno ma in passato la violenza settaria trovò terreno fertile tra l’orgoglio britannico degli abitanti di questo quartiere di Belfast. Qua si tifa la Nazionale Nord Irlandese, che tra l’altro gioca sempre al Windsor Park, mentre nelle zone cattoliche dell’Irlanda del Nord la simpatia è per quella della Repubblica d’Irlanda. Qua si gioca a rugby, orgoglio della tradizione britannica, mentre sono poco popolari gli sport gaelici.

Sandy Row è un quartiere di South Belfast a prevalenza working-class dove negli anni dei Troubles era forte la presenza dell’UDA (Ulster Defence Association), organizzazione paramilitare nata nel 1971 a difesa degli interessi lealisti e protestanti contro la crescente popolarità dell’IRA.

Se le squadre di calcio, in certi contesti, sono l’espressione delle comunità ecco che il gioco è fatto.


Oggi per fortuna le cose sono decisamente migliorate anche se le rivalità rimangono. Da anni non si registrano scontri tra le tifoserie, probabilmente perché il campionato nord irlandese ha perso molto interesse rispetto agli anni ’70-’80 dato che sempre più giocatori migrano verso Inghilterra e Scozia dove gli ingaggi sono migliori. Tuttavia il problema settarismo resta e non si cancellerà certamente in breve tempo.

Nel 2011, a più di trent’anni da quella tragica sera di agosto, il Linfield e il Dundalk tornarono a scontrarsi sul campo di gioco in occasione della Setanta Cup, una sorta di Supercoppa d’Irlanda voluta dalle due federazioni per promuovere l’integrazione. In quell’occasione gli scontri furono minimi e riconducibili a qualche scaramuccia. Finì 1-1.

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