Ti ricordi quella notte?

Stamani, mentre andavo a lavoro, la radio ha passato una canzone dei Cranberries e, come sempre, mi è venuto il magone. Certo, io sono un tipo emotivo e spesso mi emoziono anche quando guardo un film ma non so perché quando ci sono di mezzo loro non resisto.

Sono cresciuto ascoltando “Zombie”, “Linger” e “Dreams”, ho visto centinaia di videoclip, sono stato ad un loro concerto e ancora non ho realizzato che Dolores O’Riordan non c’è più. Di solito si piange per la morte di un parente e, evidentemente, io e lei non lo siamo tuttavia siamo legati da un legame indissolubile di amicizia, quasi d’intimità.

Molti penseranno che piangere per un’artista sia puerile o, al massimo, sia una cosa dettata dall’incontrollabilità ormonale dell’età adolescenziale. Beh, amici, non è vero! Piangere un’artista che ha passato – in senso figurato ovviamente – giorni interi nella tua stanza è umano a qualsiasi età.

Una canzone non è mai una semplice canzone. Tra le righe del testo o tra una nota e l’altra si annidano le emozioni, le delusioni, le certezze, gli ideali e anche le gioie. Magari un brano ci ricorda un’amicizia, un’amore, un due di picche, la prima sbronza e chissà quante altre cose ancora. Se questo è il bagaglio di una canzone figuratevi quale può essere quello di un album che di canzoni ne contiene dodici o tredici.

Sì, mi ricordo di quella notte, o meglio mi ricordo di quella notizia. Di quel flash maledetto che recitava queste parole: “Dolores O’Riordan, leader dei Cranberries, è morta”. Sapete qual è stata la prima sensazione? Ho provato un profondo senso di vuoto. è stato come se le pagine di quel diario che avevo scritto con tanta cura insieme a lei si fossero cancellate in un momento.

Posso piangere quando li ascolto? Io dico di sì.

4 risposte a "Ti ricordi quella notte?"

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  1. Certo che si può piangere! Mi sono sentita così quando ho saputo della morte di Marie Fredriksson, ho dovuto piangere in macchina. Per me lei è stata una compagna in quel periodo speciale di tanti ricordi. E nell’anno in cui è morta, 2019, ascoltavo spesso la mia playlist “Best of ’89”, in quale Roxette era ovviamente rappresentata diverse volte.

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