L’onda…

Quel caldo pomeriggio d’estate me ne stavo placido sul materassino a godermi il sole di mezzogiorno: io, minchione sfigato del nord, sotto il sole della Puglia. Quella era la giusta vendetta del meridione per aver detto una volta che la Lega mi stava per fino simpatica. Così, mentre Hḕlios procedeva nella sua opera di frittura della mia pelle nordica e bianca anche Poseidone pensò bene di contribuire alla distruzione della mia autostima. Così imparavo a stare dalla parte della Lega.

Di solito passa una frazione di secondo in cui tutto si taccia. Prima di un terremoto, prima di un temporale e prima dello scoppio di una bomba. In quel momento nessuno fiata e persino al mare i gabbiani nel cielo e i bambini sulla spiaggia non emettono più i loro sibili stridenti. Un secondo di quiete prima che la furia dell’onda, l’unica di tutto il giorno, ti sbatte contro con un’intensità simile a quella di un Iveco Turbo Star lanciato in sesta ridotta con il suo carico di pomodori appena raccolti.

La prima cosa che succede è il capovolgimento del natante. Ovvio dire che si finisce in mare, tuttavia esiste una piccola possibilità che la tua formazione da ninja ti permetta di chiudere in tempo la bocca prima di ingerire la saporita acqua del mare. Bene, nonostante tutti ci crediamo dei ninja, nessuno ha la prontezza di connettere il cervello alla bocca e quindi si beve e basta. Bastardo ninja dei film che spariva lanciando una bombetta! Mi hai sempre ingannato.

My eyes are sore, my body weak
My throat is dry, I cannot speak

Datemi torto? Impossibile vero. Gli occhi fanno male e il corpo è debole. La gola è secca e non si riesce a parlare. In compenso imprechi e nel frattempo ti dimeni nel tentativo di risalire, almeno con la testa, in superficie. Ma il mare è stronzo e ti fa credere di spingerti verso la riva quando in realtà, sotto, ti sta tirando verso il largo.

Floating in and out of time
In and out of space
No-one can touch us
We’re in a different space

Poi tutto finisce e all’improvviso ti areni come un capodoglio sulla spiaggia bianca e la tua prima reazione è quella di alzarti in piedi subito e di tossire male per espellere anche l’ultima goccia di acqua saporita che quel maledetto di Poseidone ti ha fatto ingerire. Ci vogliono cinque secondi per riprenderti e per capire che il mondo non è quello all’incontrario che hai visto dentro il mare ma è quello chiassoso e vociante dove impuniti bambini tirano sabbia a destra e a manca. Quando poi, in lontananza senti tua madre che urla: “Ti avevo detto di non fare il bagno” pensi al sole che sta abbrustolendo le tue spalle, al materassino e a quel secondo che intercorre prima dell’impatto e vuoi tornare là, in quel Nowhere.

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