23 by Blonde Redhead

Le linee oscure stanno salendo e sono in procinto di far crollare anche l’ultima linea forte e chiara, corrodendola con la loro azione. L ‘ignobile, oscuro, combatte il nobile, forte, non direttamente, bensì vuotandolo internamente con la sua impercettibile azione, così che infine crolla. Il segno rappresenta l’immagine di una casa. La linea superiore è il tetto. Sgretolandosi il tetto, la casa cade in pezzi. Il segno è coordinato al nono mese (agosto-settembre). La forza yin si spinge sempre più potentemente vicino, ed è in procinto di rimuovere completamente la forza yang.

Descrizione del 23esimo Esagramma dal Libro dei Mutamenti

Lo sgretolamento è quel momento in cui entrano in gioco forze che portano alla disintegrazione di una condizione di apparente equilibrio. Tuttavia secondo molti occultisti il numero 23 sarebbe una sorta di numero magico capace di convogliare quelle “linee oscure” in energia capace di condurre al cambiamento. Una dimostrazione di questa esoterica teoria potrebbe essere questo album della band newyorkese del 2007.

Fino al giorno prima dell’uscita di 23 erano davvero pochi quelli che conoscevano i Blonde Redhead, band che si è sempre distinta per originalità nel suono e nelle interpretazioni, e in molti – di quei pochi – erano pronti a scommettere che quella beata nostalgia, sempre presente nelle loro canzoni, fosse il preludio allo “sgretolamento” della band stessa. Serviva una svolta, anche epocale. E arrivò anche se sembrò tradire le proprie origini.

23 è un album carico di pop che controbilancia il background new-wavers della band. La mano di Alan Moulder (U2, Depeche Mode, My Bloody Valentine, Smashing Pumpkins) è costantemente presente e ha contribuito al successo commerciale del disco che ha catapultato la band dal limbo al paradiso. Di fronte a questo “cambiamento” le reazioni furono le più disparate e alcune arrivarono a catalogare i Blonde Redhead come dei “traditori” di quell’ambiente alternative-rock annidato nell’underground.

Il disco non è poi così distante dal precedente Misery Is a Butterfly del 2004 tuttavia l’aggiunta degli arrangiamenti orchestrali e le influenze art-pop conducono il dream-pop/shegaze in un’altra dimensione più, diciamo così, appetibile anche ai non addetti ai lavori. In tanti hanno stroncato 23 per il suo animo troppo poco indie e il suo carattere troppo giocoso rispetto ai bui meandri malinconici del mondo pre-album. Personalmente invece lo ritengo un passo verso la crescita artistica di una band che ha sempre espresso la volontà di cambiare nel bene e nel male.

Certo, si poteva essere dire a Kazu Makino di essere un po’ meno eterea nel suo modo di cantare o magari emarginare un po’ l’onnisciente Moulder. Magari si poteva dire ai gemelli Pace essere un po’ meno My Bloody Valentine nella title track e magari anche evitare di provare ad imitare i Blondie in “Silently”. Tutte obiezioni corrette, tuttavia basta ascoltare, l’immensa bellezza di “My Impure Hair” e fermarsi a pensare un po’ per capire che questo album rappresenta quel preciso momento in cui si deve, per forza, decidere se diventare adulti o rimanere adolescenti.

I Blonde Redhead lo hanno fatto. Hanno scelto di “crescere” forse consapevoli di essere giunti al passo prima dello sgretolamento. Probabilmente hanno accumulato quell’energia dalle “linee oscure” consapevoli di “tradire” l’underground ma fiduciosi di cambiare e rimanere vivi. Glielo concediamo?

5 risposte a "23 by Blonde Redhead"

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