Happiness Not Included – Soft Cell

Sono passati vent’anni della loro ultima pubblicazione discografica; vent’anni che sembrano un secolo e forse lo sono. Poi per fortuna i Soft Cell sono tornati e a discapito del titolo del loro nuovo album hanno portato tanta felicità almeno alla mio animo. Sforzo d’attesa ampiamento ripagato dal sound che non tradisce di nulla il background della band di Leeds che dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, di essere in forma smagliante.

Marc Almond scrive con consueta maestria i testi mentre Dave Ball traccia le musiche con il suo synth. Sembra persino strano che lo abbiano fatto a distanza – nel vero senso della parola – per poi montare il tutto in studio. Il risultato sono le tracce di un disco che mette in evidenza le due anime che caratterizzano i due membri: più danzereccia e techno quella di Ball; più crooner e a tratti dolorosa quella di Almond. “Polaroid” e “Heart Like Chernobyl” sono forse l’esempio più lampante di questo aspetto dell’album che non lesina qualche lacrimuccia all’ascoltatore dato il suo richiamo, forte ma non retorico, al passato glorioso della musica elettronica (“Nostalgia Machine”) e non solo (“Light Sleepers”).

Ascoltare per credere. Non una volta sola mi raccomando.

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